C’era una volta una piccola isola…

bellissima, con prati immensi sempre verdi, un cielo che cambiava continuamente e rendeva i colori dell isola sempre diversi e splendenti come sotto un incantesimo di un artista, mescolando con tinte oro e argento. Sull isola ci abitavano folletti armati di flauti di ogni tipo, coltivatori di patate, stranieri mezzi zingari in cerca di avventure, vecchi cantastorie ubriaconi, cercatori di stelle, ragazzine con le lentiggini e i capelli ricci, dei re, un grosso gruppo di corvi e un altrettanto grosso gruppo di produttori di birra con le barbe strane e rossicce. Le loro case si trovavano sparpagliate su tutta l isola, lontane una dall altra e percio mentre facevi una paseggiata in mezzo alla natura ti poteva capitare di imbatterti in una di queste, magari di fronte all oceano che trionfava tutto intorno all isola o in mezzo a una distesa di colline infinite. Ma gli abitanti erano tutt’altro che estranei l uno al’altro. La sera, anche grazie all’uso di cunicoli sotterranei con veri e propri semafori e piazze tutto in underground, gli abitanti dell isola si facevano visita l’uno all’altro e si ritrovavano alla fine sempre in un bel gruppetto a fare festa. Durante le feste ci si raccontava cosa era successo durante tutto il giorno, perhè stando cosi distanti, sicuramente c’era qualche storia che avevabisogno di essere raccotata, e si iniziava cosi….
Gli abitanti dell isola erano diventati cosi bravi a raccontare storie che non si poteva più riconoscere che cosa fosse vero o fosse falso, quando si faceva una battuta o quando si parlava seri; la loro arte si era così raffinata che aveva creato senza volerlo una vera e propria nuova lingua, perfetta per raccontare storie che in quelle sere e notti sapeva ispirare anche i violini, le arpe e i flauti in danze eccitatissime e dolcissimi stornelli.
Una mattina però, da una di quelle casette a strapiombo sull oceano, a festa quasi terminata, gli abitanti dell ‘isola videro arrivare da lontano i temutissimi abitanti della grossa isola che distava un giorno di nave da li. Erano dei guerriglieri loro. Da una delle grosse navi da guerra uscì fuori un tipo tutto elegante con la bombetta in testa e fece un maleficio ai poveri abitanti della piccola isola.

Tutte le birre, Guinnes compresa, in meno di dieci minuti vennero ingoiate al volo da un gruppo di struzzi da allevamento mai visti prima e portati quasi sicuramente dalla flotta nemica

Tutti quelli che iniziavano a suonare o a cantare si tramutavano immediatamente in statue, la prima fu proprio una ragazza con le lentiggini e i capelli ricci..ma qui li aveva stirati per quella pazza sera.

L’isola era spacciata, la gente non usciva più, non sentivi piu neanche un violino scordato, niente di niente, anche i rutti erano banditi, come segno di festa libera e anche perchè ne mancava l’ingrediente principale, la birra che qui era buona e non pizzicava fastidiosamete la lingua ma ti scendeva giu lenta e avvolgente.
Non si poteva più andare avanti così.
Un giorno, proprio la cittadina di Gallhim, che significa posto pietroso, decise di affrontare il problema.

Chiuse per cinque giorni e organizzò un festival di artisti: Muscailt, che vuol dire nello stesso momento svegliarsi, ispirarsi e celebrare. Gli artisti avrebbero avuto il difficile compito di risvegliare attraverso l’arte la piccola isola dal suo incantesimo.

Furono chiamati i migliori, sia dall ‘isola che da fuori per poter riuscire nella difficile impresa. Chiamarono gruppi di famosi mangiafuochi per illuminare le notti, ballerine anni 50 sempre sorridenti, burattinai leggendari e burattini viventi a ricordare le storie. facevano baccano anche perchè cerano un sacco di giovani dell universita del piccolo paese che si univano ai festeggiamenti, certo si ruttava e si iniziava a far tintinnare qualche violino ma la città era chiusa e fuori nessuno poteva sentirne pullulare la vita.

Si riiniziò a raccontare storie in Gallhim, di vita, di morte; al suono di stampante laser, colla e poster, si faceva sentire il proprio dissenso per chi perdeva le speranze di uscire dal maleficio,

Un fabbro venne anche chiamato

per lui, che reputavano oltretutto molto pericoloso, venne installata una protezione ulteriore per tutti i danni che avrebbe pouto causare, ma il compito assegnatogli dalla comunità era tra i più gravosi: entrare in possesso di tutto il rottame dell’isola per progettarne e costruirne un simbolo di protezione da erigere nel centro del paese quale talismano protettore dell’intera isola. Così si fece… prima di lavorare…

..e poi ci diede duro, dopo aver recuperato tutto il materale con il suo vecchio amico James capo dei Corvi, per tutti i cinque giorni, con sveglie rigidissime e veglie appassionate.

..e una mattina, mentre la cittadina si svegliava, il giovane fabbro si fece trovare sorridente, appoggiato alla nuova scultura. Era un’arpa gigante, 4 metri per l’esattezza che racchiudeva in se anche il corpo di una donna vestita con tutti i colori dell’isola; aveva delle grosse radici che succhiavano e stavano dritte su una terra di tradizioni infinite e una testa a ruota di bicicletta con due piccole ali come fossero orecchie che volano per poter ascoltare e capire. di fronte all’arpa un oceano di storie, linguaggi nuovi e vecchi che si mischiano all’orizzonte, e la voglia di partire. Da una piccola isola come questa è impressionante il numero di coloro che fanno arrivare a qui le proprie raici, come un atlantide ancora viva.

il famigerato e pericoloso fabbro, terminata la scultura conobbe una delle follette del posto che scoprì essere per un decimo di radici indigene e per il resto zingarella..se ne innamorò subito e divenne più mansueto.

..Gallhim venne riaperta quando l’incantesimo cessò alle tre del pomeriggio di venerdì. Tutti gli abitanti, tipi originalissimi, potevano di nuovo stare insieme e bere e ruttare quanto volevano

La folletta e il fabbro si rifugiariono per un buon periodo tra entroterra e oceano

e Dio benedì il creato!

Slean let!
Mc Ciava